MISLEADING ART:

PONGO: WITHOUT TRUTH 

GRAFFI AL FUTURO SENZA VERITA’

Il secolo scorso è stato un rincorrersi di mutamenti nel campo sociale, scientifico e culturale.   L’arte del novecento ha aperto un dibattito sul  modo tradizionale di vedere e rappresentare il mondo.

Pongo, sullo scadere del secolo ha messo in discussione la stessa realtà e gli ambiti canonici dei vari movimenti.  Esploratore incandescente del graffitismo metropolitano internazionale, figlio di generazioni d’artisti ed artista ribelle, ha percorso l’utopia di cancellare a colpi di spray le brutture delle periferie avvelenate dal degrado, New York, Rio, Parigi e Milano.

Con l’ingresso del nuovo millennio Pongo è entrato in una nuova scansione del suo lavoro.

Con la sua  esclusiva ricerca artistica, in equilibrio tra ambientalismo e tecnologia, è riuscito a dipanare un originale filo di Arianna tra il suo personale vissuto, la cultura del passato e un  futuro, che avverte sempre più ambiguo.

Pongo graffia il futuro per affermare che un futuro ci sarà, rivelando gli effetti estremi dell’ottusità dei governi del mondo. Egli rende visibili  le possibili conseguenze dei sistemi che li hanno prodotti. Non più il graffito come invito pressante a sollevare consapevolezza nei confronti dei degradi urbani, bensì il graffio sull’habitat  fatiscente futuro del pianeta. Pongo mette in mostra una estrema ribellione nei confronti della società dei consumi e dell’idea di sviluppo infinito. Diversamente dai cubisti che tentavano di rincorrere il normale processo  visivo degli occhi, sintetizzando l’osservazione della realtà oggettiva  da più punti di vista e in modo concettualmente dissimile da Jackson Pollock, che secondo il noto critico di utown Clement Greemberg,  aveva istintivamente prodotto con l’Action Painting  la teoria della “superfice piatta”  Pongo è consapevole di vivere lui stesso nella realtà del mondo piatto globalizzato, dove il presente e il futuro scorrono su un tapirulan  . Thomas Lauren Friedman, noto opinionista americano,  ha descritto la globalizzazione come fenomeno di appiattimento del mondo a causa delle forze storiche-politiche – tecnologiche per le quali si può avere accesso a informazioni con  modalità tecnologiche operative senza confini, ma non abbiamo alcuna certezza che ciò che vediamo e sentiamo sia verità.

Pongo graffia il futuro,  territori che si snodano inquadratura dopo inquadratura. Forme di cui si può fruire in più modalità, seguendo le tracce numeriche, ma con la consapevolezza di assistere a personalissime eventualità.  Crea fuori fuoco  successioni di piani di tangibilità parallele che  assumono consistenza  in tre dimensioni, ( con l’ausilio di appositi occhiali), senza dei quali tuttavia esprimono il potere enigmatico di segni criptici,  tracce simboliche ricorrenti dal significato quasi esoterico.

Il suo è un viaggio nello spazio che annulla il  tempo. Si crea così un lavoro d’arte precario  condivisibile nell’ analisi di chi guarda.

Pongo  ci dice che la qualità del tempo in cui viviamo  costringe ad un costante presente/futuro senza verità.

La topografia dei suoi quadri,  vuole essere letta come la mappa su un computer di bordo che sollecita riflessioni.

Pongo ci sottopone ad analisi.

Passato arcaico dimenticato, solchi di guerre future, sogni di memorie collettive poste su un piani paralleli.

Le immagini di queste opere presentano una specie di situazione apocalittica come quella che potrebbe causare una marea di petrolio, una esplosione nucleare, ma sono anche immagini che preludono la rinascita.

Graffi, illegibili equazioni matematiche, rimandi all’idea d’infinito mondo.

Pongo è affascinato dall’inafferrabile concetto dell’infinito. La fisica insegna: anche un piccolo pezzo d’infinito è sempre grande quanto tutto l’infinito, per comprendere l’infinito è necessaria un’opera di astrazione profonda, perché questo mondo non esiste nel reale, esiste quale prodotto del nostro intelletto matematico.

Allora Pongo si pone all’interno della ideale bobina dell’infinito, come  film  prodotto dalla sua immaginazione,  nel  quale i fotogrammi del  passato del presente e del futuro convivono nello stesso momento, arrotolati su piani diversi.

I suoi quadri sono i  fotogrammi  del suo film, pezzi d’infinito, sbobinati e graffiati per autenticarne l’esistenza.

Per Pongo graffiare è un atto distruttivo ma è anche affermazione della propria umanità, di fede nel potere tautologico dell’arte.

Concezioni senza verità  per scongiurare il deterioramento ultimo della  nostra prospettiva umana. La storia come la intendiamo, in grado di appagare la nostra antropica esigenza di certezze,  ossia il succedersi irreversibile di fatti irripetibili, non esiste.

Gillo Dorfles