PONGO 3D PONGO 3D

PONGO BIOGRAPHY AND PAINTING CONCEPTS

Verso la metà degli anni ’80, durante una permanenza di lavoro del padre a New York, incontra l’arte di strada.

Dopo il diploma al liceo artistico si infiamma con più impeto la voglia di graffiare sulla pelle delle città, negli spazi urbani e suburbani.

Sceglie un nome:  Pongo

PONGO è  un Wildstyler e come tale ricerca, progetta ed evolve le strutture delle lettere, della scrittura e delle immagini metropolitane.

Dipinge ogni superficie con particolare attrazione verso treni e metropolitane, ma senza tralasciare i grandi muri delle periferie, cosi divenendo uno dei personaggi di maggior spicco in Italia.

Molto attivo sia a Milano che a livello internazionale, partecipa a manifestazioni ed eventi in tutta Europa, mentre i rapporti con N.Y.C. andavano intensificandosi. Entra a far parte dei TNB e avvia collaborazioni artistiche con i TAT, famosissimi gruppi storici Newyorkesi già attivi negli anni ’70 e considerati i pionieri del Writing.

La sua attività di “Writer stradale” dura diversi anni sino al 2000.

Nonostante il suo pendolarismo con gli Stati Uniti e le collaborazioni con i suoi colleghi Newyorkesi, la sua pittura su tela ed altri materiali, attraversa diverse fasi.

In seguito all’ingresso nel  nuovo   millennio ha un periodo di riflessione, che sposta i suoi interessi verso la ricerca filosofica, la natura e  sostenibilità della vita sul nostro pianeta. Oggi utilizza la pittura verso scelte artistiche utili alla propria e altrui crescita umana, senza dimenticare le esperienze di frontiera, coerentemente con il proprio passato di Arte Pubblica.

Nel 2013 presenta presso la Pow gallery la sua personale PONGO: WITHOUT TRUTH-GRAFFI AL FUTURO SENZA VERITA.

Il secolo scorso è stato un rincorrersi di mutamenti nel campo sociale, scientifico e culturale.   L’arte del novecento ha aperto un dibattito sul  modo tradizionale di vedere e rappresentare il mondo.                                                                                                                                                            Pongo, sullo scadere del secolo ha messo in discussione la stessa realtà e gli ambiti canonici dei vari movimenti. Esploratore incandescente del graffitismo metropolitano internazionale, figlio di generazioni d’artisti ed artista ribelle, ha percorso l’utopia di cancellare a colpi di spray le brutture delle periferie avvelenate dal degrado, New York, Rio, Parigi e Milano.                                                                                                                     Con l’ingresso del nuovo millennio Pongo è entrato in una nuova scansione del suo lavoro.         Con la sua  esclusiva ricerca artistica, in equilibrio tra ambientalismo e tecnologia, è riuscito a dipanare un originale filo di Arianna tra il suo personale vissuto, la cultura del passato e un  futuro, che avverte sempre più ambiguo.                                                                                                          

Nella prima fase del nuovo millennio Pongo graffia il futuro per affermare che un futuro ci sarà, rivelando gli effetti estremi dell’ottusità dei governi del mondo. Egli rende visibili  le possibili conseguenze dei sistemi che li hanno prodotti. Non più il graffito come invito pressante a sollevare consapevolezza nei confronti dei degradi urbani, bensì il graffio sull’habitat  fatiscente futuro del pianeta. Pongo mette in mostra una estrema ribellione nei confronti della società dei consumi e dell’idea di sviluppo infinito.

Diversamente dai cubisti che tentavano di rincorrere il normale processo  visivo degli occhi, sintetizzando l’osservazione della realtà oggettiva  da più punti di vista e in modo concettualmente dissimile da Jackson Pollock, che secondo il noto critico di uptown Clement Greemberg,  aveva istintivamente prodotto con l’Action Painting  la teoria della “superfice piatta”  Pongo è consapevole di vivere lui stesso nella realtà del mondo piatto globalizzato, dove il presente e il futuro scorrono su un tapirulan  . Thomas Lauren Friedman, noto opinionista americano,  ha descritto la globalizzazione come fenomeno di appiattimento del mondo a causa delle forze storiche-politiche – tecnologiche per le quali si può avere accesso a informazioni con  modalità tecnologiche operative senza confini, ma non abbiamo alcuna certezza che ciò che vediamo e sentiamo sia verità.                                                                                                                                         Con la serie Frame del 2013 Pongo graffia il futuro,  territori che si snodano inquadratura dopo inquadratura. Forme di cui si può fruire in più modalità, seguendo le tracce numeriche, ma con la consapevolezza di assistere a personalissime eventualità.  Crea fuori fuoco  successioni di piani di tangibilità parallele che  possono assumere consistenza  in tre dimensioni, esprimendo il potere enigmatico di segni criptici,  tracce simboliche ricorrenti dal significato quasi esoterico.                                                                                                                                                               Il suo è un viaggio nello spazio che annulla il  tempo. Si crea così un lavoro d’arte precario  condivisibile nell’ analisi di chi guarda.   Pongo  ci dice che la qualità del tempo in cui viviamo  costringe ad un costante presente/futuro senza verità.                                                                                                                                                                           Pongo è affascinato dall’inafferrabile concetto dell’infinito. La fisica insegna: anche un piccolo pezzo d’infinito è sempre grande quanto tutto l’infinito, per comprendere l’infinito è necessaria un’opera di astrazione profonda, perché questo mondo non esiste nel reale, esiste quale prodotto del nostro intelletto matematico. topografia dei suoi quadri,  vuole essere letta come la mappa su un computer di bordo che sollecita riflessioni.                                                                                                                                                                     Le immagini di queste opere presentano una specie di situazione apocalittica come quella che potrebbe causare una marea di petrolio, una esplosione nucleare, ma sono anche immagini che preludono la rinascita.                                                                                                                                            La storia come la intendiamo, in grado di appagare la nostra antropica esigenza di certezze,  ossia il succedersi irreversibile di fatti irripetibili, non esiste.

Pongo oggi è slittato su una diversa scansione.

Passando per la serie Reborn del 2020 dove è evidente il passaggio tra il precedente periodo al successivo periodo pittorico.

Dal pensiero etico rivolto al pianeta alla ricerca di una possibile sopravvivenza , oggi si è spostato su rielaborazioni iconiche apparentemente più divertenti e leggere.

Le papere trasformate in soggetti pittorici che si rifanno a ritratti iconici famosi della storia e nell’arte sono comunemente definite appropriazioni , ed è qui il valore delle nuove opere di Pongo 3D che operano su piani e letture diverse.